Valbormida in Relais Storico Antico Monastero

Un antico monastero del 1200 in  mezzo alla natura in un ambente tranquillo e suggestivo. Magnifico il glicine secolare.

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Il Monastero

Proprietà dei monaci del Monastero di San Pietro di Savigliano, fu acquistato dal Marchese Enrico II del Carretto e donato nel 1216 alle monache dell’ordine di Santa Maria de Betton (Savoia).

Riferimenti Storici

Accanto all’originale chiesa romanica, trasformata nel 1660 in forme barocche, nel XV secolo fu aggiunto il chiostro con eleganti capitelli in pietra arenaria.

In un cortile adiacente alla chiesa si trova un interessante affresco del XIV secolo rappresentante la Madonna, Santo Stefano e la famiglia del Carretto.

Nel 1802 il Monastero fu soppresso e da allora divenne proprietà del marchese avvocato Carlo Centurione Scotto e della moglie marchesa Luisa Cattaneo di Belforte.

La Ristrutturazione

Durante i primi anni del 1900, per volontà del proprietario Marchese Carlo Centurione Scotto, i famosi architetti Gino e Adolfo Coppedè ne curarono la ristrutturazione secondo i modelli del revival gotico-rinascimentale.

Un edificio che conserva tutto il fascino dell’antichità e all’interno del quale è possibile trovare un rifugio sicuro, ricco di storia e pronto ad accogliere gli ospiti in un paesaggio dove tutt’oggi è possibile respirare un’aria rurale, distante dal caos della città.

Il Mistero

I marchesi ebbero due figli: Vittorio e Giacomo. Vittorio diventerà capitano della Regia Aeronautica morendo a metà degli anni ’20 in una sciagura aerea mentre pilotava un idrovolante Macchi intento a gareggiare per l’assegnazione della prestigiosa coppa Schneider.

Il suo aereo perse quota e precipitò nelle acque del Lago di Varese. L’evento rappresentò una tragedia anzitutto per la famiglia che non si rassegnò alla perdita. I genitori si chiusero nel castello dove iniziarono a ricevere solo medium e pochi invitati.

Inoltre, si diceva che Vittorio intrattenesse una relazione con la celebre scrittrice rosa “Liala” (al secolo Amalia Liana Negretti Odescalchi) e che la stessa avesse tratto l’ispirazione di molte delle sue storie proprio dal suo smisurato amore per l’aviatore.

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